L'ottavo giorno
Uomo d'affari che al lavoro e al successo ha sacrificato gli affetti e sé stesso, Harry conosce il mongoloide Georges, uomo libero cui nulla può impedire di essere buono e generoso. È il secondo, l'emarginato, che aiuta il primo, l'integrato, a cambiare e a liberarsi. Mentre Toto le héros (1991), il precedente e premiatissimo film del belga Dormael, era sostenuto da “Boum”, celebre canzone di C. Trenet, qui si propone un cavallo di battaglia di Luis Mariano, idolo francese degli anni '50, con un motivo che fu popolare anche in Italia: “Tu sei per me la più bella del mondo”. La mamma, s'intende. È la spia dell'ideologia di questo film a programma, del suo immedicabile sentimentalismo. Le invenzioni oniriche o fantastiche sembrano uscite da un film sbagliato di Lelouch. A Cannes 1996 il premio del migliore attore fu diviso tra Auteuil e Duquenne. Soltanto il secondo lo merita. Ha ragione Auteuil a dire che è il Marlon Brando degli attori “down”.
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